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L’ora di religione |
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Ernesto è un uomo confuso, dubbioso, che ama la bellezza, la morale e la coerenza. Intorno, naturalmente, c’è il mondo: il mondo che si affida alle certezze, un universo di uomini che cercano in vita un’assicurazione sulla vita. In Bellocchio si avverte il fastidio verso l’arroganza del non-dubbio, l’arroganza del non-gusto, l’arroganza dell’ipocrisia. L’ora di religione apre le finestre sulla vita di un pittore ateo (ex
comunista) che deve fare i conti con una madre che forse diverrà santa. Un film
sulla famiglia, sul Mistero, sul potere ideologico della Chiesa e sul fastidioso
servilismo della politica italiana nei confronti del potere ecclesiastico, sulla
spaventosa assenza nel nostro paese di un autentico pensiero laico. Ma anche un
film sulla Bellezza e sulla forza dell’individualità, sulle immagini umili e
splendide che
Attraverso un’efficace scrittura “irrealmente realista” («ho sempre rivendicato all’artista una dimensione che vada oltre il primo sguardo. Ciò che mi piace di meno del cinema italiano è proprio una certa povertà e piattezza iconografica») e un montaggio in splendida armonia con un’orchestrazione musicale ricca ed efficace, Bellocchio si fa penetrare splendidamente, trasformando l’esperienza dello spettatore in un viaggio sempre più convincente al di là dello schermo. Torna alla mente l’ultimo eccezionale Olmi per la completezza cinematografica con cui trasforma la quotidianità in visione, per la maestria con cui conduce gli attori, per la profondità e l’autenticità da cui guarda il mondo, la Storia, il presente, l’eternità. Torna alla mente l’Antonioni di Zabriskie Point (sullo schermo si vede crollare, magnificamente, l’imponente Altare della Patria che domina Piazza Venezia), torna alla mente l’unico possibile modo di confrontarsi con il mistero della vita: il dubbio, l’amore, la passione.
Non un film sulla religione, ma sugli uomini e la società civile. Un occhio politico ed esistenziale che si muove con grande efficacia attraverso le palafitte che sorreggono l’esistenza, con la forza della rabbia, della disperazione, e della leggerezza.
Antonello Schioppa
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