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HASSANUNI |
«Salaam ailekkum».
«Ua ailekkum salaam».
Non si può non rispondere al
Mi salutano così, dalla tenda, mentre percorro chilometri di spiaggia deserta. La mia risposta e i loro sorrisi mi trascinano dentro. Uno dei beduini fuma il narghilè. Gli altri stanno semplicemente lì, seduti a guardare e ascoltare il mare in quel momento della giornata in cui le ombre si allungano fino a scomparire. Uno, il vecchio, si apparta. É ishà , l’ora dell’ultima delle cinque preghiere. Ho sempre ammirato la capacità dei musulmani di pregare ovunque. Non servono luoghi né ministri di culto, tantomeno silenzio o solitudine: basta un tappetino e un buon senso dell’orientamento. Prima, dell’acqua. Ci si rivolge a la mecca e si comincia. Gli altri continuano nelle loro attività, mangiano, chiaccherano, sentono la musica, continuano a fare la spesa, attenti solo a non calpestare il fedele che dietro le loro schiene si alza e si abbassa mormorando allah akbar. Nella tenda riesco a rifiutare tè e caffè fino a che il vecchio non torna nel cerchio. Non sono mai stata troppo brava a contraddire gli anziani: mi accorgo presto che con Hassanun è impossibile. Non capisco cosa dica in arabo: so solo che accetto un bicchiere di karkadè. Inizia ad accendere il fuoco, nella sabbia, con pazienza, rompendo rametto su rametto.
È uno
spettacolo in tutti i sensi.
E Hassanun lo sa.
Mentre cantiamo, suoniamo e balliamo i marines entrano a Baghdad.
C.L. |
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