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MATAR |
CAIRO, 22 gennaio 2003
Ciò premesso, ieri sera è piovuto. E questa, qui, è una novità. Quando arrivai mi dissero che piove 3 giorni all’anno. Ricordo che risi, felice. Odio essere bagnata, almeno sui vestiti. Bastarono soli 10 mesi in Egitto per farmi rimanere sveglia una notte intera, a Torino, a vedere e ascoltare la pioggia che scrosciava senza sosta, il cielo illuminato dai lampi, il fango, le pozzanghere. Adesso, riassaporo l’odore dell’asfalto dopo che è piovuto. Un odore così forte da diventare sapore. E farti dimenticare il resto. Appunto, la
pioggia, qui, è un evento. Stamani le radio trasmettevano ogni possibile
canzone che ne parlasse, quasi a lodarla, celebrarla, in ogni caso,
parlarne. canzoni degli anni ’60, arabe, statunitensi, tutto. Purché
inneggiasse all’acqua. La pioggia è stato ovviamente
Ma con la pioggia di ieri, finalmente, una delle megalopoli più grandi del mondo aveva riacquistato i colori, si era lavata della sabbia del deserto che la vela tutti i giorni, come velate sono le sue donne. Che ne copre le foglie degli alberi, i balconi, i panni stesi, i cartelloni pubblicitari. La pioggia aveva lavato tutto. CL |
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