A pochi mesi di
distanza dall’uscita ‘solista’ di Riccardo Pedrini (aka Wu Ming 5) con il
romanzo Havana Glam, l’officina di agitatori della scrittura Wu Ming
esce nuovamente allo scoperto dando alle stampe nella collana Einaudi Stile
Libero "un romanzo sulla dignità e sul parlare coi morti, tra guerra fredda,
show biz ed economia politica dell'eroina." Annunciato da più di un
anno nel corso di un’intervista rilasciata ad Antonio Caronia sulle pagine
della rivista Pulp (n. 29, gennaio-febbraio 2001) e con qualche mistero già
svelato in fase di lavorazione ai visitatori del sito ufficiale
www.wumingfoundation.com ("rendere disponibili ai lettori capitoli di libri
che forse usciranno tra anni non turba in alcun modo la nostra
"concentrazione", anzi, il feedback ci esalta"),
54
è anzitutto un picaresco
intrigo internazionale che vanta tra gli altri personaggi la partecipazione
straordinaria di un Cary Grant ritiratosi dalle scene (ma c’è anche Frances
Farmer, l’attrice prediletta da Kurt Cobain), quindi un’operazione
squisitamente avant pop che risponde al desiderio di attuare in Italia una
robusta controffensiva alla letteratura minimal-confessionale scongiurando
altresì il pericolo di consegnare alla storia della nostra letteratura
contemporanea Roberto Cotroneo e Paola Capriolo. L’arma è quella della
contaminazione di stili e regole di tutti quei generi storicamente
considerati ‘minori’ nella grande famiglia del romanzo: raccontare il
presente superando con un processo di modificazione genetica i limiti di una
narrativa piattamente mainstream. Anche in 54, Wu Ming chiede al
lettore di calarsi naturalmente in un calderone fitto di luoghi, personaggi,
situazioni eterogenei. Proprio per il piacere di leggere un’avventura
straordinaria fatta di spostamenti spazio-temporali repentini (dal fronte
jugoslavo nella primavera del 1943 si passa a Trieste, nell’autunno di dieci
anni dopo e di lì, letteralmente, ‘intorno al mondo’), protagonisti
indimenticabili alle prese con trame segrete, affari sporchi, giochi doppi e
tripli in piena guerra fredda ("Gli stolti chiamavano «pace» il semplice
allontanarsi del fronte"), pervasa a tratti da un tono più ‘leggero’
rispetto ai lavori precedenti, a cominciare dalle irresistibili sparate di
don Luciano sulla differenza tra le fimmine americane e le donne
italiane: "Il fatto è che il livello di una società si misura dalle
fimmine. È per questo che io vendo elettrodomestici. (...)" Ancora una
volta, Wu Ming mantiene fede ad uno dei suoi dogmi più importanti: "Ciò che
conta, è mettere anni-luce tra noi e la narrativa borghese: vero
protagonista della storia non è il Grande Personaggio né l' Individuo-monade,
bensì l'anonima folla dei comprimari e, dietro di essi o per loro
tramite, l'anonima e brulicante moltitudine di eventi, destini, movimenti,
vicissitudini."
(S. B.)
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