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AA.VV: Chicago Soul (Soul Jazz Records) |
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“Se fossi rimasto un altro anno con i Rolling Stones sarei morto”. Così parla Marshall Chess, un bianconegro figlio di immigrati polacchi che raccolse in eredità l’impero del padre Phil Chess e dello zio Leonard. La Chess Records. Non che non se lo fosse meritato. I due furbacchioni lo mandavano alla tenera età di 12 anni a vendere i dischi nei ghetti più malfamati di Chicago e lui, fuori dai locali dove si esibivano vecchie e nuove glorie del blues, era costretto talvolta a nascondere i suoi vinili per non essere aggredito. Chess Records! Tra il 1957 e il 1967 negli studi di South Michigan Avenue ha dato vita ad un sogno in cui gente come Cream, Clapton, Stones e Jeff Beck si è lasciata dondolare. Un’ etichetta capace di spaziare dal rock psichedelico al soul vellutato, ma soprattutto blues chitarristico che poi diede vita al Chicago blues sound. I fratelli Chess del resto avevano dalla loro un vero e proprio ariete per abbattere qualsiasi ostacolo: Willie Dixon “Uno che se era in giornata annichiliva Hendrix, ma per 7 anni successivi non combinava un cazzo”. Dixon non solo incise i maggiori successi dell’etichetta, ma si occupava di scovare giovani talenti, organizzava, distribuiva e talvolta preparava il caffè. Riuscirono a produrre Muddy Waters (suo il primo 45 giri), Bo Didley, Howlin Wolf, Etta James, Buddy Guy e molte altre leggende. Non sempre i fratelli Chess fecero scelte azzeccate. Uno che venne tagliato fuori dalla distribuzione e spedito alla Saturn fu Sun Ra. Disse di lui Marshall anni dopo: “Era un tipo molto fuori ma di grande talento che suonava blues deviato, almeno fino a quando non cominciò a calarsi i trip come fossero noccioline. Buttammo via tanto di quel materiale da lui inciso che oggi saremmo ricchi”. Tirchi, dispotici e ingrati. Ebrei combattenti e strateghi nel ghetto. Ecco la vera storia dei fratelli Chess. Data odierna. 2004: La SoulJazz Records spara sul mercato una raccolta in doppio vinile da far tremare le ginocchia. Una selezione molto varia in un’edizione curatissima ricca di informazioni, aneddoti e fotografie, che illumina alla perfezione il sound di Chicago dei sessanta. Si parte proprio con Howlin Wolf, la sua voce roca e animalesca e il suo boogie saltadentiere. Poi Bo Didley che avrà pure la voce peggiore del panorama blues ma resta sempre, con Chuck Berry, l’inventore del rock. Etta James ci rivela le origini di Janis Joplin con un pezzo molto tarantiniano, ma il pezzo forte del primo lato resta Burning Spear dei Soulful Strings, jazz psichedelico con viole violini e organo. Ruvido e graffiante il modo di suonare il piano di Ramsey Lewis accompagnato al basso dal violento Cleveland Eaton, session man presente in molte delle canzoni del disco. Dorothy Ashby è un film porno anni 70 mentre Lorez Alexandra una sirena con gli artigli. Non potevano mancare i Rotary Connection, gruppone di bianchi e neri che rimpinguò le casse della Chess con oltre 200.000 copie vendute. E come fare a meno di lui, l’elegantone, il bluesman da presentare agli alieni: Muddy Waters, imprescindibile come sempre. Notevole e preziosa quindi l’operazione di recupero della Souljazz records, che già abbiamo apprezzato in occasione della raccolta Miami sound. È il momento giusto! Liberate il vostro spirito! Black music all nigth long. Jo Laudato |
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