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INTERPOL: Antics (Matador) |
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Ed è curioso che i neo dark rockers newyorchesi scelgano come opening track la folgorante Next exit, canzone di una bellezza disarmante che vorrebbe far tacere tutte le possibili congetture negative. Scelta molto simile a quella che fecero i Jesus and Mary Chain puntando su Just like Honey. Il prologo perfetto, preludio di terribili e funeste emozioni. Ma laddove I Jesus and Mary Chain, pur cambiando registro, mantennero per tutto Psychocandy il senso di vertigine, gli Interpol crollano miseramente. Il disco, molto più Psichedelic Furs che Joy Division, non è brutto, e conferma le qualità e il talento compositivo del gruppo ma ne rivela tragicamente tutti i limiti. Douglas Sirk disse una volta che il cinema, e l’arte in generale, è sangue, lacrime, violenza, odio, amore e morte. Non che mi aspetti queste cose ascoltando un disco dei Thievery Corporation ma questi sono elementi fondanti ed evidenti nella New wave britannica così lacerata da eroi e martiri a cui la band inevitabilmente si ispira. Far finta che non sia esistita è una strategia che lascio volentieri agli struzzi.
Antics è così dannatamente pulito ed apatico che ci si sente vittime di un complotto. La mancanza, rispetto al primo Turn on the bright lights, di pezzi trascinanti e radiofonici, non è, come già alcuni sostengono, motivo d’orgoglio, ma assenza di slanci emotivi. Reazionario? è una responsabilità di cui mi faccio carico. Un ultimo appunto alla copertina del disco: ci sono in giro tanti disoccupati pieni di talento e buona volontà . Perché non dar loro un’occasione?
Jo Laudato |
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