È
un oggetto strano questo Sciuoglie ‘e cane. Non solo perché la voce
di Raiz non c’è (è migrata, si dice
temporaneamente, verso l’avventura da solista attesa per marzo 2004) e dopo
anni di uscite con una major l’ensemble napoletano ora guidato da
D.RaD e Gennaro T
è tornato al circuito indipendente fondando una propria etichetta
distribuita dalla Self. Strano anche perché, nell’anno che ha visto il solo
3D firmare con la sigla
Massive
Attack l’immenso 100th
window, gli Almamegretta sembrano intenzionati a mettere a loro volta
l’accento sull’importanza di essere un progetto aperto più che una band in
senso classico. Tutta musica, sia essa un funk dai ritmi contemplativi,
oppure un tempo rallentato a 67 bpm o, ancora, l’irruente singolo Preta
d’oro, storia di carcere con "’A vita chiusa dinto ‘e ccancelle / ’o
munno se fa quatto mura / cu ‘a stessa luce notte e iuorno".
Cuore, testa e
stomaco (la tiratissima title-track). Passioni private e politica ("Si
miette l’euro ‘n coppo a banca / investono ‘e denari cu ‘e bombe e cu ll’armi
/ scagnano soldi co’ sanghe"), il mood che cambia rapidamente, talvolta
all’interno
dello
stesso brano, bagnando di sole mediterraneo certe brume autunnali.
Indiscutibile abilità strumentale e suggestivi paesaggi sonori disegnati da
strumenti veri e campionamenti (a proposito: è D.RaD ad aver vestito di
nuovo Piccola stella senza cielo sull’ultimo disco live di
Ligabue). L’artwork di copertina, con foglio
interno che si apre per diventare un poster, è dell’artista Mimmo Paladino.
Dal passato riaffiorano Gianni Mantice
(chitarre/mandolino) e la vocalist Patrizia Di Fiore,
mentre tra gli ospiti dei 14 brani figurano il rapper
Lucariello, Francesco Di Bella dei 24 Grana,
Marco Parente, il bassista Guido Russo (nel trip-hop di Nowhere
home). Sul piano compositivo, l’album è un gradito ritorno alle vette di
Sanacore 1995, opera finora inarrivabile nel suo miscelare ‘roots’ ed
elettronica, lontana qualche miliardo di anni luce dai successivi dischi
minori degli Almamegretta, soprattutto dal mezzo passo falso di 4/4
(1999).
Diciamolo subito:
per l’enorme lavoro di ricerca che lo pervade, Sciuoglie ‘e cane può
essere paragonato senza forzatura alcuna a Creuza de mä e Le
Nuvole di Fabrizio De Andrè. Superato lo
scoglio del primo, disorientante ascolto (per forza di cose si finisce col
cercare Raiz, il grande assente), un maestoso mare di suoni investe
l’ascoltatore. Si arriva disarmati alla bellezza mozzafiato di una raccolta
di autentiche gemme, densa di richiami al soul e al jazz-rock che, a
prescindere da
un
pur auspicabile successo commerciale (sarebbe un miracolo, nell’era di
Tiziano Ferro!), lascerà il segno non solo nella storia degli Almamegretta
ma in quella di tutta la discografia italiana. Un piede nei vicoli di Napoli
(Sulo cu tte), l’altro nelle strade di quell’Interzona frequentata da
Adrian Sherwood,
Jah Wobble, Bill Laswell (i soliti sospetti!!!)
dagli Asian Dub Foundation o, per restare ad un’altra formazione ‘vesuviana’,
dagli eccellenti Planet Funk. Da queste
premesse, brani come ‘O mare che puorte ‘ncuorpo, Lo stesso vento
(aperto da un trombone che ricorda ‘O sciore cchiù felice e tutto
giocato su una trama di impressioni latine), The Neverland o lo
struggente carico melodico di Polvere non potevano che fare centro
pieno. Ecco un disco che fa tornare la voglia di parlare di musica prodotta
in Italia.
(J.R.D.)
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