Al
primo ascolto rischia di non fare un grande effetto, ma Think tank ha
la ventura di appartenere alla preziosa categoria dei dischi che si scoprono
lentamente, ripartendo dall’inizio quando sei lì che pensi "Va bene, e
allora?" È un album che chiede tempo all’ascoltatore, impone come una
necessità la fruizione distesa che una volta, prima che tutto precipitasse
nel canale di scolo del consumo veloce, riservavamo con piacere ai dischi
sospirati a lungo.
"Ultimamente
sei stata così impegnata da non trovare il tempo di aprire la tua mente"
canta Damon Albarn nel singolo Out of time
subito dopo l’apertura insolitamente bowiana di Ambulance. Un buon
modo per ricordarci che le belle canzoni, anche se non cambiano il mondo
possono almeno aiutare la gente a resistere al peggio. Come l’immagine di
Banksy che illustra la copertina, i testi di
Think tank sono piccoli manuali di sopravvivenza umana scritti per
invitare alla manutenzione dei sentimenti. Albarn miscela come sempre ironia
e dolcezza in un songwriting lineare e immediato e i Blur tornano
rinforzati
dal bagaglio di esperienze artistiche e umane accumulate dal loro cantante
durante gli ultimi quattro anni. Ci sono stati i
Gorillaz anti-star system di Clint Eastwood, l’album Mali
Music e la scelta di scendere nelle strade per manifestare contro
l’invasione angloamericana in Iraq accanto all’amico
Robert 3D Del Naja dei
Massive Attack.
Più di ogni altra cosa, Albarn ha viaggiato per mezzo mondo ascoltando
musica non necessariamente basata su un suono di chitarra elettrica,
riuscendo a non offrire - a differenza di altri tristi predecessori -
l’ennesima immagine della rockstar bianca che ‘scoprè la world music per
farne una cartolina patinata da vendere sui mercati occidentali.
Alex James e Dave
Rowntree l’hanno seguito in Marocco, alla ricerca di suggestioni
fresche, di una contaminazione che al momento opportuno ha coinvolto Norman
‘Fatboy Slim’ Cook in veste di consulente (accanto al produttore Ben Hillier)
su alcuni dei nuovi pezzi. Il precedente 13 (1999) guardava
con curiosità ai Can e al jazz cosmico di Sun Ra, mentre Think tank
annovera di certo tra i suoi modelli i Clash di Sandinista (nondimeno
apertamente ossequiati in Gene by Gene) e i
Talking Heads migliori, tanta è l’apertura verso una comunicazione
che accordi il modernismo punk (Crazy beat o la fulminante Wève
got a file on you) all’uso di un loop o di un sample manipolati da Cook
o da William Orbit.
Credito artistico
alle stelle: se On the way to the club è la ballad elettronica del
lotto che riannoda i fili con alcuni bei momenti di Parklife, con
Brothers and sisters siamo al soul cadenzato, alla ‘bedroom dancing’
vitaminizzata da un inciso che
ricorda
gli Happy Mondays, laddove nella successiva Caravan si respira
l’atmosfera rarefatta degli ultimi
Radiohead
(unica band insieme ai Blur ad aver professato con ammirevole sprezzo del
pericolo una via di fuga creativamente rilevante dal brit-pop). E Sweet
song è struggente, perfetta nella sua brevità di melodia d’amore
innalzata da un pugno di strofe dolorose. E Jets è un febbrile trip
afroamericano che vive sugli interventi free del sax di
Mike Smith citando Fela Kuti. Ma non è giusto raccontare così un
album che sarebbe piaciuto a due musicisti mai statici come
Lennon e Strummer, l’opera più convincente del
gruppo di Colchester che agli inizi si faceva chiamare Seymour. Dove si vada
da qui non è dato sapere, ma indubbiamente via dalla gommosa vita moderna,
dalle rivalità con
gli
Oasis costruite a beneficio della stampa, dai maestri da superare (Kinks,
Who, XTC), dall’immarcescibile orgoglio Union Jack. Perché, se i
Coldplay passeranno, i Blur sono già entrati
nella storia eludendo l’ansia di non mancare il primo posto in classifica.
Perché a torto, il dimissionario chitarrista Graham
Coxton vede una band al capolinea creativo sostenendo di aver mollato
gli ormeggi al momento giusto. Think tank è invece il risultato di
un’altro avventuroso tuffo dei Blur nelle acque profonde di quella musica
che per loro e nostra fortuna né il tempo né le leggi di mercato riescono ad
inscatolare.
(N.G.D’A.)
sul web:
www.blurfanclub.co.uk
www.banksy.co.uk
|