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MORPHINE: The Best of (Rykodisc) |
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Sapevo del suo amore per quel gruppo e sapevo che non si sarebbe persa quel concerto per nulla al mondo così preferii non andarci per paura di incontrarla e guastarle la serata con la mia ingombrante presenza. Quando il giorno dopo seppi della morte tragica di Sandman non potei fare a meno di collegare i due eventi. In poco meno di due giorni la mia ex compagna aveva rotto il cuore a due persone ed io, in fin dei conti , ero quello che se l’era cavata meglio. Da quel giorno ho cercato di evitare di ascoltare i loro dischi per non cadere in spiacevoli ricordi e misteriose coincidenze. Poi il tempo, si sa, cancella tutto ed oggi non riascoltare canzoni come You speak my language o I’m free now è quasi un reato. I Morphine si formarono nei primi anni novanta con Mark Sandman alla voce e al basso, Jerome Deupree alla batteria e Dana Colley al sassofono baritono, e si imposero con la loro musica scarna in uno scenario ancora troppo dipendente dai maestri Sonic Youth, dalle innovazioni dei Fugazi e dal grunge di Seattle che scalava le classifiche grazie a band come Nirvana ed Alice in Chains. Erano tre alieni che amalgamavano blues, swing e jazz in strutture rock e new wave, dando vita ad una musica notturna e sexy. Ritmi tribali, progressioni incalzanti, armonie viziose si concretizzavano in un sound unico ed inimitabile retto da un cantato in bilico tra Jim Morrison e Tom Waits. L’impensabile assenza delle chitarre rendeva impareggiabili i duetti tra basso e batteria che pur nella loro semplicità non erano mai banali, creando atmosfere noir sognanti e cariche di tensione mentre il sax, non avendo compiti virtuosi, si adoperava in certi casi a disegnare geometrie melodiche tremendamente pulsanti, in altre immagini cupe e tenebrose.
Il primo album Good del novantadue resta il loro capolavoro indiscusso, ma anche in album meno riusciti come Like swimming o Yes è facile trovare guizzi di genio e piccole perle che ne giustificano l’acquisto. Perle che oggi , la Rykodisk ha raccolto sapientemente in questo The Best of, un disco sicuramente inutile per chi possiede i loro dischi originali ma assai prezioso per chi non ha avuto la fortuna di provare il loro vibrante sound. Jo Laudato |
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