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JOHN CALE: 5 Tracks (Emi) |
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Le prime note di Verses introducono in un’atmosfera trasognata simile a quella dei dischi di Sylvian & Fripp, poi il brano cambia, arrivano quelle urla spiazzanti che sembrano uscire dal sottosuolo ed è chiaro che, a dispetto delle apparenze, anche questa volta il gallese non sta puntando ad insidiare il trono dei re e delle reginette del pop. Come potrebbe? L’apparato lirico attinge a Ezra Pound (nella waitsiana E is missing), ad Alain Robbe-Grillet incrociando curiosamente (e per l’ennesima volta, periodiche riconciliazioni comprese) gli umori letterari dell’amico/rivale Lou Reed in The Raven. Intrecci di voci e synth ipnotici in Chums of dumpty (We all are) che si palesa come un omaggio alle stranezze obliquamente pop della Beta Band, recente infatuazione di Cale. Bellissima la melodia dark di Wilderness approaching composta in origine per la soundtrack di Paris, il film di Ramin Naimi. Solo cinque pezzi, ma quanta musica, quante suggestioni riesce a trasmettere questo illusionista con la viola, la chitarra, il pianoforte che, ricordano i biografi, all’età di otto anni suonava le sue composizioni alla BBC, a ventuno partecipò ad una performance newyorkese di John Cage lunga diciotto ore e poco più tardi vide gli inequivocabili segni del punk negli occhi di un certo Iggy Pop.
(F.V.G.) |
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